CRITICA

PAOLO GRUPPUSO

di Cristina Massi Benedetti


L’animo umano è condizionato e definito dalla morfologia dei luoghi in cui si è vissuto. In Paolo Gruppuso, bolognese trapiantato a Perugia, e nelle sue opere sono ben evidenti e riconoscibili le sue radici culturali. Gli spazi aperti, la profondità dell’orizzonte la nebbia che avvolge e abbraccia ogni cosa sono raccontati da quest’artista.

La tecnica e soprattutto i temi che Gruppuso predilige sono chiari ed univoci anche se si possono osservare molteplici tentativi di sperimentazione. L’acquerello è il mezzo pittorico prediletto da questo artista. Questa tecnica è da sempre considerata assai raffinata, dal momento che, diversamente dalle altre, gli errori di realizzazione sono difficilmente correggibili poiché il colore trasparente non permette di nascondere la stesura sottostante.

Caratteristica specifica dell’acquerello è l’estrema leggerezza rappresentativa che permette di rendere nel migliore dei modi i temi scelti da Gruppuso. Bologna, i suoi dintorni, i casolari e i castelli dell’Emilia-Romagna, i fiumi e i suoi viali alberati, avvolti in atmosfere rarefatte, sono i soggetti che l’artista privilegia.

“…Il piano somiglia un mare superbo di fremiti e d’onde: / ville, città, castelli emergono come isole. / Slanciansi lunghe tra ‘l verde polveroso e i pioppi le strade: / varcano i ponti snelli con fughe d’arti il fiume. / E tutto è fiamma e azzurro…”, così Giosue Carducci descrive i luoghi intorno alla Certosa di Bologna che si trova appena fuori dal cerchio delle mura della città, ai piedi del Colle della Guardia, dove si erge il santuario della Madonna di San Luca, ritratto più volte anche da Gruppuso.
Le atmosfere descritte dal poeta e dal pittore sembrano essere le stesse. Paolo Gruppuso non è solo un pittore ma anche un esperto fotografo e quest’arte, in cui la luce ha una notevole importanza, lo ha portato spesso, come un diligente “impressionista”, a dipingere gli stessi soggetti in momenti diversi della giornata e in stagioni differenti, per poter meglio catturare le variazioni di luce. Esempi di questo procedimento sono le molteplici opere in cui vengono acquerellate San Martino e Cerignano (nelle Marche) e la Basilica di San Luca. L’artista, attraverso lo studio della luce e degli effetti da essa creati è alla ricerca della perfezione tecnica.

Questa sua aspirazione ben si può osservare nelle miniature: acquerelli di ridottissime dimensioni, in cui le capacità tecniche di Gruppuso vengono messe in evidenza in modo esemplare. L’acquerello non è l’unica tecnica utilizzata, egli infatti sperimenta anche l’acrilico, l’olio e il pastello. I soggetti non sono solo paesaggi ma anche le nature morte e la figura umana. Interessanti sono gli studi relativi al movimento
dei corpi nello spazio; per definire il movimento delle figure Gruppuso, come un fotografo che si serve di un lungo tempo di esposizione ottiene la rappresentazione della scia dei corpi in movimento, dando l’impressione della dinamicità della scena, ad esempio la danza di una ballerina spagnola o una corsa di biciclette.

La vasta e varia produzione di opere di Gruppuso evidenzia la volontà di non fermarsi e di non fossilizzarsi su soggetti che normalmente fanno parte della sua produzione. Egli cerca attraverso diversi temi e tecniche di raggiungere una dimensione artistica in cui sia possibile mettere in risalto le sue doti nella maniera più fedele. In ogni caso
le immagini di paesaggi si impongono come fulcro centrale della sua opera. Le prospettive presentate nei paesaggi, spesso invasi da nebbie o da incombenti temporali, non inducono smarrimento. Efficaci velature rendono concreti gli spazi e le atmosfere dell’altalenante profilo di cime e della pianura in cui lo sguardo si perde all’orizzonte.

PAOLO GRUPPUSO, IL SENSO DELLE COSE

di Guido Buffoni


Quando nel 1839 Louis Daguerre, seguendo le esperienze di Talbot, fermò sopra una lastra di rame argentata alcune immagini della realtà senza l’uso del pennello ma, con il solo impiego della luce dando vita alla fotografia, il mondo dell’arte, dopo un primo tentennamento, scoprì un modo del tutto nuovo di raccontare la realtà. Modalità che ben presto si coniugò con quella sensibilità
emotiva che ogni pittore nasconde nel proprio cuore, nella propria anima, nella propria percezione propositiva, originando raffinati strumenti adatti a ridonare alla oggettività dell’esistenza ciò che nasce dalla profonda esigenza di scoprire, di sperimentare, di comprendere, e che inevitabilmente fanno evolvere non
solo il corpo, ma anche e soprattutto lo spirito, verso nuovi traguardi esistenziali.

Un’operazione questa che ben presto diede i suoi frutti.

Dal realismo, troppo spesso ricco di ridondanti tecnicismi, si passò ad un impressionismo fresco, immediato capace di restituire non solo l’emozione che l’artista riusciva a cogliere con immediata abilità percettiva, ma anche quello che sapeva fermare con altrettanta sapienza compositiva. Ed è proprio questa sacrale perizia che in Gruppuso anima la sua opera di artista e di fotografo nello stesso tempo.

Infatti l’esperienza pregressa in campo fotografico gli ha consentito di ottenere risultati apprezzabili anche in qualità di pittore.

Una visione questa che rende sicuramente ampio merito a questo pittore e alle sue risultanze artistiche, senza esitazione alcuna. La sua duplice connotazione,
lo porta da sempre ad esplorare la realtà circostante con intraprendenza indagativa e con altrettanta sagacia descrittiva. Ed allora, le sue rappresentazioni grafiche, siano esse carte acquarellate o tele pregne di colori, si porgono come preziosi frammenti di un divenire dinamico, in cui l’avvicendarsi di calma
e di tormento, di gioia e di dolore, di inebriante spinta vitale o di tormentosa staticità, altro non sono che frammenti di quei sussurri emozionali sempre presenti nel nostro cuore, abilmente sottratti all’essenza delle cose.

Anche le macchie di colore apposte con altrettanta determinazione, altro fine non hanno se non quello di sottolineare con rapidità compositiva gli intriganti
giochi luminosi che avvolgono in ogni istante i paesaggi nel loro divenire.

Nelle stagioni calde e dorate, ma anche in quelle fredde ed uggiose, quasi a esprimere che nulla è per sempre, che non esiste alcunché di immobile, di definitivo, di stabile, ma che tutto porta con se il germe di un’esistenza destinata ad originarsi, ad evolversi e a concludere inevitabilmente il proprio ciclo vitale.

Ed è sicuramente questa abilità nel fermare la luce, ma anche la velocità degli eventi e con essa il senso stesso della mutazione, che si apprezza nelle opere di Gruppuso.

Anche quando cambia la tecnica pittorica, in particolare nell’acquarello, steso in carta umida o asciutta, nei colori acrilici, in quelli ad olio o ai pastelli, ed anche quando muta i soggetti. Ai paesaggi emiliani sostituisce le marine, gli scorci
di borghi antichi, o le nature morte, oppure le figurazioni umane e non. Sempre un solo scopo, sempre un solo intento, una sola voglia, un solo desiderio.

Fermare, quasi con valore documentario, il senso delle “cose”, la preziosità degli
avvenimenti, l’impulsività dei sentimenti, che in quell’attimo si configurano, si mostrano, permeano la vita e che se non colti non torneranno più. Briciole spaziali e temporali, lampi di essenzialità, che Paolo Gruppuso ci offre nelle sue opere con una indiscussa perizia percettiva ed interpretativa, e che consegna alla nostra anima con umiltà, semplicemente, senza vestirsi a festa, ma sempre con un vigore artistico di pregio e di valore.

da”Il bello e il buono dell’Emila-Romagna” di Giuseppe Gardenghi e Paolo Gruppuso, 2002
...se questa mostra vuole essere un omaggio all’Emilia-Romagna è giusto che il lavoro sia condotto fino in fondo dando non solo una figurazione pittorica con margine di libertà ed invenzione che non si può negare al pittore, ma anche una documentazione scientifica tramite la fotografia, dei gioielli botanici della nostra regione con il loro eventuale impiego in gastronomia. Il fotografo acquarellista Paolo Gruppuso, attento osservatore e esperto di fotografia naturalistica si è affiancato al pittore per mostrare il naturale “minimo”, spesso calpestato, che è parte integrante dell’immenso che ci circonda...

da”Luci ed atmosfere del paesaggio” di Paolo Gruppuso, 2004
...dopo due millenni d’arte accumulata nei musei e nei palazzi bisogna considerare che lo spazio per l’invezione e la novità e ridotta a zero. Rimane lo spazio per ricercare le atmosfere, le luci, la composizione. Questo fa Paolo Gruppuso e ci riesce bene.

Operando in questo modo convince l’osservatore che ogni quadro è una piccola invenzione perche è un “unicum” figlio della sensibilità, ma soprattutto della fantasia che non dà pace agli artisti.

                                                                                                                        Giuseppe Gardenghi (pittore)

© Copyright 2014

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